COME HO CREATO IL MIO GUARDAROBA di Hugo Jacomet

11 October 2016

Dopo aver pubblicato, nel dicembre 2013, l’articolo “Consigli per creare il proprio guardaroba”, nel quale raccontavo il mio personale percorso sartoriale e le mie successive scelte nella costruzione progressiva d’un guardaroba suscettibile di rispondere perfettamente ai miei bisogni e ai miei gusti, ho ricevuto, senza sosta, domande e email da parte dei lettori di PG che richiedevano un continuo aggiornamento di questa cronaca, ovviamente personale e assolutamente soggettiva.
Mi sono deciso, quindi, a rispondere favorevolmente a queste domande e ad effettuare un aggiornamento di questo articolo, dato che, come immaginate, negli ultimi due anni non sono rimasto con le mani in mano. In effetti, ho considerabilmente arricchito (oserei dire) il mio guardaroba che, sebbene fosse già rispettabile all’epoca, soffriva di alcuni pezzi importanti, soprattutto in ciò che concerne quelli a uso specifico (abito estivo, abito formale, giacca sportiva invernale, cappotto).
Questa cronaca riprende dunque, con qualche dovuto aggiustamento narrativo, l’inizio dell’articolo iniziale e viene ad aggiungere cinque abiti bespoke, un abito MTM (su misura fatto a mano) e una giacca sport bespoke, che portano il mio guardaroba a quattordici pezzi (di cui tredici Bespoke tradizionali): dodici abiti e due giacche sport.
Ho anche fatto realizzare allo stesso tempo, due cappotti bespoke, un cappotto MTM e un cappotto prêt-à-porter (ritoccato alle mie misure). Questi quattro cappotti saranno oggetto di un altro futuro articolo.
Tutto ciò, mi da l’occasione di ricordare rapidamente la differenza tra il bespoke tradizionale, il MTM (su misura) e il prêt-à-porter.
Un abito bespoke è un abito sempre realizzato da un vero sarto (e non da una fabbrica), sempre integralmente fatto a mano, implicando sempre la concezione modello unico e richiedendo sempre più prove. Un abito su misura (MTM) può essere realizzato quasi integralmente alla mano (come quello di cui vi parlerò nell’articolo), ma è fabbricato in una sartoria, piccola o grande, à partire di un modello già esistente che sarà adattato alle vostre misure. Implica una misurazione ma non sempre delle prove (a volte una prova, ma raramente di più).
Il prêt-à-porter, come indica il suo nome, è un abito a taglia (48, 50, 52) che potete acquistare e portare immediatamente e sul quale dei ritocchi, generalmente minori, possono essere necessarie.
Fatte queste piccole precisioni, riprendiamo il discorso principale dall’inizio.
Per molti di noi la scoperta del mondo dell’eleganza maschile fu un vero “shock”: la scoperta che qualche semplice nozione d’eleganza e un po’ d’educazione in materia potessero avere un impatto considerevole sul nostro modo di essere, la fiducia in noi stessi e, in fine, sulla nostra esistenza.
Passato lo “shock” iniziale della rivelazione sartoriale e le prime emozioni legate all’indosso di abito ben tagliato, ci ritroviamo velocemente confrontati alla spinosa questione della costruzione di un guardaroba degno di questo nome, e quindi all’altezza della nostra educazione e delle nostre nuove ambizioni in materia.
D’altro canto è interessante notare che questa questione concerne tutti, dai ragazzi di 20 anni che pensano al loro primo abito “da uomo” ai cinquantenni già proprietari d’un guardaroba business considerevole (ma acquistato senza alcuna educazione nel settore), e che spesso l’unica risposta possibile consisterà, qualunque sia la vostra età, nel (ri)cominciare da zero.
Sfortunatamente questo è il prezzo da pagare, oserei dire, per i gentiluomini che s’interessano nuovamente, ma con passione, alla propria eleganza personale e scoprono ben spesso con spavento che la maggior parte degli abiti che costituiscono il loro guardaroba “di marca” (acquistato due volte su tre dalle loro mogli) sono incollati, troppo grandi e mal tagliati…
Comunque niente panico, poiché se costruirsi un guardaroba di qualità può richiedere un po’ di tempo (e di denaro), ciò non rappresenta una prova insormontabile, soprattutto per chi prenderà il tempo di imparare le regole del vestirsi bene, specialmente in queste colonne.
Ovviamente, la nozione di guardaroba ideale non esiste poiché ciò dipenderà in gran parte dal vostro stile, della vostra professione e dalle normali condizioni climatiche (dipende se vivete a San Pietroburgo o a Miami, se siete sedentari o viaggiate molto).
Comunque, per provare a darvi qualche prima indicazione su questa complessa impresa, vi proporrò l’esempio che conosco meglio: il mio. Credo che il mio esempio, in effetti, sia in grado d’illustrare i miei propositi e che, tra l’altro, io abbia imparato abbastanza sull’argomento per pretendere di trarne qualche principio vincente.
Contrariamente à ciò che potreste immaginare, il mio guardaroba non è costituito da una miriade di abiti, ma da una ventina d’insiemi, tutti di alta qualità e meticolosamente scelti, di cui quindici pezzi bespoke.
Questi quindici abiti bespoke (di cui undici realizzati dalla Maison Cifonelli), hanno richiesto sette anni di lavoro e di pazienza. La scelta di ogni abito è stata oggetto di lunghe riflessioni e di discussioni con il mio sarto, credo, dunque, che potrà essere interessante per ispirarvi e trasmettervi i grandi principi che hanno guidato le mie scelte, specialmente in termini di cronologia d’acquisto.
Sia chiaro, qui la questione riguarderà il tipo di abito (taglio, colore) e non la qualità di fabbricazione, e i principi che saranno enunciati di seguito sono ugualmente validi per il prêt-à-porter.
Ho iniziato la ricerca della mia eleganza personale nel 2008 prendendo la decisione, dopo lunghi mesi di studio sull’argomento, di tentare l’avventura del bespoke tailoring e, dunque, di provare immediatamente sulla qualità estrema piuttosto che sulla quantità (concentrando il mio intero budget su uno o due abiti per anno, mai di più).
All’epoca della mia personale rivoluzione sartoriale possedevo un guardaroba classico, composto da numerosi abiti incollati prodotti da grandi marche. Dopo aver ampiamente studiato l’argomento, ho deciso di conservare un solo abito prêt-à-porter e mettere tutti gli altri, di cui alcuni prodotti da marche di reputazione mondiale, tra i rottami.
L’unico abito che mi resta di quel periodo è un abito della maison Smalto. Un bell’abito della gamma Francesco Smalto (all’epoca maison prêt-à-porter di altissima qualità) blu marino, semi-intelato, che ormai non indosso più (poiché quando si passa al bespoke è quasi impossibile fare marcia indietro) mais di cui il taglio e la tenuta hanno ben tenuto in tutti questi anni.

Hugo JACOMET

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