Curiosità

“Puorte o cazone cu ‘nu stemma arreto ‘na cuppulella cu ‘a visiera alzata.
Passe scampanianno pe’ Tuleto camme a ‘nu guappo pe’ te fa guardà!”
(Carosone)

Napoletanità tramandata

Abilità manuale, eleganza innata ma soprattutto estro e l’ arte di sapersi arrangiare: questi gli elementi fondamentali che costituiscono la napoletanità e, con essa, anche la sartoria napoletana, cuore dell’artigianalità partenopea.

Come ogni storia napoletana che si rispetti, anche la storia della sartoria napoletana è fatta di strani aneddoti, curiosità ed episodi bizzarri che si tramandano di padre in figlio, di voce in voce, e che vale la pena ricordare.

L’abito per gesticolare.

Non è un mistero che l’abito maschile della sartoria napoletana abbia un taglio unico – la giacca che “zompa arréto”, la manica “a mappina”, la spalla morbida, il “tre bottoni” con il primo sbottonato, lo scollo “a martiello”, il taschino a barchetta – ma non tutti sanno che quell’eleganza disinvolta e fluida dai capispalla partenopei, nasce dall’esigenza di movimento tipica dell’uomo napoletano, che come tutti sanno, tende ad accompagnare le parole con ampi gesti delle braccia.

La tecnica sartoriale napoletana è piena di piccoli stratagemmi per rendere l’abito più confortevole, fatto per essere vissuto in movimento, (per gesticolare!) e che sono diventati segni di uno stile inconfondibile, mai ingessato. E non tutti sanno che queste tecniche sartoriali sono state raccolte, dalla famiglia Caggiula, in un trattato che riscosse così tanto successo che il Ministero della Pubblica Istruzione ne acquistò 300 copie che furono distribuite nelle scuole professionali e nelle biblioteche del Regno.

Tessuti di… fortuna.

Quando i tempi sono duri bisogna sapersi arrangiare. E per questo che si raccontano storie dei sarti napoletani che, all’epoca del regime, si sono inventati abiti ricavati da tessuti bizzarri.

Così, durante la guerra, nella centenaria boutique La Parisienne di Capri si confezionavano abiti da sposa con la seta dei paracadute, mentre le creazioni di Madama Antonia, ad Ischia, utilizzavano le lenzuola delle isolane.