Le botteghe

“I pazzi inventano la moda e i savi la adottano” (Proverbio)

Lì dove si esprime l’Arte

Amore, talento, dedizione: è questo che accomuna i grandi sarti napoletani, perché il mestiere sartoriale è il più nobile lavoro d’artigianato, e come tale, richiede una passione totale e un’abilità che si sviluppa solo con tempo e devozione.

Ed è nelle botteghe che risiede la vera artigianalità sartoriale, ieri come oggi. La storia della sartoria artigianale napoletana comincia proprio dalle botteghe, dove sarti fanciulli trascorrono la loro giovinezza con ago e filo, imparando i trucchi del mestiere dai loro “masti”. Passione e dedizione li trasformeranno nei grandi sarti che oggi conosciamo, titolari di botteghe sartoriali diventate poi aziende capaci di diffondere lo stile made in Naples in tutto il mondo.

Le botteghe dei nobili e dei Re

È il caso di Vincenzo Attinoni, che apre la sua bottega negli anni ’30 del Novecento, soprannominato il “sarto dei Re” per aver vestito Vittorio Emanuele III; di Eugenio Marinella che apre la prima boutique nel 1914 e si specializza nella realizzazione di cravatte ancora oggi sinonimo dell’eleganza partenopea; di Eddy Monetti, che comincia da un negozio di cappelli in piena Belle Epoque e conquista la fama vestendo il tenore Enrico Caruso; di Rubinacci e Isaia che hanno cominciato da boutique di tessuti pregiati e hanno proseguito con attività sartoriali di successo internazionale.

Le botteghe nascono e sopravvivono a due dominazioni straniere e i sarti napoletani imparano ad accontentare i capricci delle corti e della nobiltà europea, imponendo ovunque lo stile partenopeo.

Santuari di Stile

Nel Novecento, poi, le botteghe sartoriali napoletane diventano un santuario di stile, meta del pellegrinaggio fedele di grandi personaggi della politica e del jet set internazionale. Da George Bush a Eduardo de Filippo, da Michail Gorbačëv a Vittorio de Sica, da Clarke Gable ad Aristotele Onassis, i sarti napoletani diventano alleati, amici, confessori di grandi personalità e icone di stile, capaci di individuare immediatamente i gusti del cliente, di ascoltare le richieste e consigliare per il meglio.

È nelle botteghe che vengono confezionati gli abiti personalizzati insieme di grande raffinatezza e comfort, che abbiamo visto nelle grandi pellicole del cinema italiano, (come nell’“L’Oro di Napoli” dove De Sica indossa una famosa giacca Rubinacci) e in grandi eventi diplomatici (come al G8 di Genova dove il Senato vestiva cravatte di Angelo Fusco). Abiti che parlano di eleganza, distinzione e allo stesso tempo comodità: abiti realizzati dai maestri sarti senza ausilio di macchinari, ieri come oggi, con lo stesso amore, la stessa dedizione e la stessa abilità artigianale.